Into this world we’re thrown
Into this world we’re thrown
We decided that we would have a soda
my favorite flavor, cherry red
Appunti.
Poche parole, ma preziose.
Niente autocommiserazione.
In medias res.
Vestito anni ‘20 e rossetto.
Uscire di più, bere meglio, ballare.
L’ultimo dell’anno sacrifico cinque vite per salvarne una.
Allora suona la chitarra e canta stonato. A me non importano le parole. Ho una mente fisica, col corpo mi insegni a contare. Imparo a fare lunghe frasi, con il movimento.
Mi piacciono le ricorrenze, i riti, le puntuali occasioni per dichiarsi, anche un po’ platealmente e barocchi, il bene. Con i preparativi, il mio umore agitato, la porta aperta a chi non vedi mai. Mi piacciono i profumi caldi e morbidi, cannella e marzapane, e baciare chi sa di “ho fatto di tutto per esserci”. E appoggia sulle mie gambe un pensiero rosso, nastro dorato. Mi piace farti un disegno sul collo col naso infreddolito e ringraziarti per tutto l'amore che sei.
Rimetto in ordine le tue parole per non trascurarti. Le tue poche parole dette a bassa voce. Perché hai un tono di voce che sa solo sussurrare, ha capito come entrarmi in testa. Torniamo tardi, mi sento ancora piú piccola e scontata, penso: domani fingo di non averlo mai conosciuto. Ma alla mattina ascolto le serrande che si alzano e tu mi sorridi.
Passo le mie mani
sul tuo corpo
come un archeologo.
L’amore è leggere il sacro
seppellito nei corpi,
è quella cosa che si sgretola,
fa cadere le vernici,
rivela il fondo d’oro,
l’archivio di luce
da cui veniamo.
Franco Arminio
Ti chiedono perché dimagrisci e realmente vorresti dire che è colpa delle persone. E di una vita che mi vuole leggera.
‘Le foglie stanno volando via dal mondo e sopra c'erano dei messaggi e degli enigmi che non abbiamo decifrato.
Anche le mani lette poco troppo poco, e le rughe e i lobi.
Non abbiamo letto che dei libri’
Guido Ceronetti , Pensieri del té
Gli occhiali che si appannano ad aprire il forno. La torta di mele rende ciechi.
Mi piace che sia tu a parlarmi del mondo popolato dai corpi, incluso il mio, minuscolo. E dici, questo è utile, ti fa bene, questo ti nutre. Non c'è sensoriale, al limite sensi che si trovano. Mi piace stare alla tua vista, una luna. Chiedimi chi sei e come ti ho scoperto. Fossi io la grande verità e tu il mio linguaggio, non avrei bisogno di nomi. Chiedimi come sarebbe il mondo senza sistematica, di oggetti privati di identità e funzione. Solo immagini. Come potresti dirmelo?